Crollano del 24% gli acquisti degli immigrati
09 marzo 2010
Di Pierpaolo Molinengo
Secondo il sesto “Osservatorio nazionale immigrati e casa” realizzato da Scenari Immobiliari sono 78mila gli acquisti di case realizzati dai lavoratori immigrati in Italia nel 2009, con un meno 24,3% rispetto allo scorso anno.
E nel 2010 gli acquisti potrebbero essere solo 53mila, la metà rispetto alla media degli ultimi anni, se le banche non riprenderanno a concedere mutui. Questi i numeri che documentano il pericolo di una vera "emergenza abitativa" per quei 3,5 milioni di lavoratori immigrati che vivono in locazione o in sovraffollamento.
Di questi, circa mezzo milione potrebbe comprare una casa, purché ci sia la possibilità di pagare un mutuo che superi l’80% del valore del bene che si intende acquistare.
E proprio le restrizioni sulla concessione dei mutui sono alla base (insieme all’aumento della disoccupazione e del precariato) di questa riduzione del mercato.
Negli ultimi cinque anni gli immigrati hanno acquistato oltre 600mila alloggi, per una spesa di circa 70 miliardi di euro. Prato è la provincia italiana con la maggiore percentuale di acquisti da parte di stranieri, (23% sul totale nazionale), seguita da Roma (16,5%), Torino (11,5%), Venezia (9,2%), Milano (7,8%) e Bologna (6%).
Nel 2009 a comprare una casa sono stati soprattutto cittadini rumeni, cinesi e indiani. Infatti la via dell’affitto è tutt’altro che semplice. La locazione continua ad essere caratterizzata da alti costi, irregolarità contrattuali, difficoltà di reperimento degli alloggi e da pregiudizi degli intermediari o dei proprietari con cui si tratta. Da sottolineare poi la scarsa qualità, in media, delle abitazioni e la frequente condizione di sovraffollamento degli spazi.
Il 61,3% degli immigrati residenti vive in locazione, il 9,1% alloggia presso parenti o altri connazionali, l’8,5% presso il luogo di lavoro.
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